venerdì 8 agosto 2008

TRONCHETTI DOV'ERA


Marco Travaglio
martedì, 05 agosto 2008 - 15:26
L'Espresso

Cominciò Romiti nel '93: confessò che la Fiat pagava i politici, ma lui, l'ad, non ne aveva mai saputo niente. Fu condannato lo stesso. Poi arrivò Berlusconi: era all'oscuro di fondi neri, false fatture, mazzette ai finanzieri, ai politici e persino ai giudici. I suoi manager non gli dicevano mai nulla, anzi carpivano la sua fiducia. Poi confessavano e/o venivano condannati. Ma lui, anziché licenziarli, li ha portati tutti in Parlamento (Sciascia, Berruti, Previtì, Dell'Utri...). Ora è la volta di Marco Tronchetti Dov'era. Si dice «molto contento e soddisfatto della conclusione dei giudici di Milano» che, per i dossier illegali di Tavaroli & C, vogliono processare 30 fra dirigenti, dipendenti e consulenti della sua Telecom e della sua Pirelli, nonché le due società, ma non la sua persona fisica. E lamenta «sconcertato» la «campagna» di stampa ai suoi danni. Subito si complimenta con lui la garrula Emma Marcegaglia: «Apprendo con piacere della totale estraneità all'indagine di Tronchetti, vittima di pregiudizi senza un pur minimo beneficio del dubbio. Gli rinnovo l'apprezzamento e la stima come persona e come imprenditore». I festeggiamenti proseguono su vari giornali, che attaccano chi - come "L'espresso" - svelò prim'ancora dei pm lo scandalo Security Telecom e costrinsero il poveruomo a cedere la compagnia. Nicola Porro sul "Giornale" parla di «storia allucinante», ma per colpa di «carte di Procura, media solerti, politici ostili» e «venticelli accusatori inconsistenti» (sic). Franco Debenedetti, sul "Sole-24 ore", lacrima perché «a leggere ì giornali sembrava che nell'azienda si fosse installata una Spectre». Ma va? Sergio Romano, sul "Corriere", esulta col suo editore: «Il "teorema", direbbe Berlusconi, è stato smontato», nonostante le «responsabilità dei mezzi d'informazione» che alimentano «sospetti e supposizioni». Pigi Battista e Panebianco si uniscono al cin-cin. Per carità, Tronchetti e i suoi corifei fan benissimo a brindare allo scampato pericolo. Ma questa ricorda tanto le assoluzioni per incapacità di intendere e volere. Se i vertici dei primi tre gruppi privati italiani non s'accorgono di quel che accade intorno e sotto di sé, il nostro capitalismo ha poco da stare allegro. Oltre alla responsabilità penale c'è la "culpa in vigilando". Se i tuoi collaboratori più fidati ti prendono per il naso, ti spillano 50-60 milioni di euro l'anno per creare un'associazione a delinquere che spia mezzo mondo con migliaia di dossier illegali «nell'interesse della società», un po' ti vergogni e chiedi scusa, o ti lodi e ti lasci imbrodare? Delle due l'una: o questi top manager proclamano che lo scopo dell'impresa è realizzare la perfetta anarchia, e allora possono continuare a cascare dal pero e a vantarsene in giro; o farebbero meglio a confessare almeno qualcosina, anche se non si son mai accorti di nulla. Cosi, tanto per evitare la figura dei pirla.

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